SCU (SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE) 2025/2026: UN RIENTRO INTERMEDIO IMPREVISTO

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Dopo circa un mese e mezzo in Tanzania, i cinque giovani volontari del Servizio Civile Universale sono rientrati in Italia per un periodo di circa un mese e mezzo, tra dicembre e metà gennaio, a seguito di un rimpatrio preventivo. Una scelta adottata anche da molti altri enti presenti in Tanzania per i rispettivi civilisti, maturata dopo un’attenta valutazione della situazione sul territorio.

Il contesto di sicurezza

Prima del rientro in Italia, i ragazzi avevano affrontato un periodo di restrizioni, sfociate poi in un coprifuoco e successivamente in un lockdown decretato dal governo tanzaniano. La misura è stata adottata a causa delle tensioni legate al clima pre-elettorale e di quanto accaduto a partire dal giorno delle elezioni.

I disordini erano infatti esplosi in occasione delle elezioni del 29 ottobre 2025, che sono state teatro di una delle pagine più buie della storia recente della Tanzania, per le gravi irregolarità e violenze avvenute. I principali leader dell’opposizione erano stati esclusi dalla competizione elettorale e la presidente Samia Suluhu Hassan è stata rieletta con il 98% dei voti; una percentuale assolutamente non credibile. Ci sono state forti contestazioni e proteste da parte dei cittadini, represse con estrema violenza dalle forze dell’ordine. Secondo fonti indipendenti e osservatori internazionali, migliaia di persone sono state uccise o arrestate negli scontri, ma le cifre esatte rimangono difficili da verificare. Nel giorno delle elezioni il governo ha imposto il blackout di internet e instaurato il coprifuoco nelle principali città per circa una settimana. La connessione è tornata dopo 5 giorni e i video della mattanza hanno iniziato immediatamente a circolare.

Perché il rientro in Italia

Una delle principali ragioni dietro la decisione di far rientrare i volontari è stata la possibilità di nuove tensioni legate alle festività nazionali tanzaniane.

Il 9 dicembre rappresenta una data di grande importanza per la Tanzania, poiché commemora l’indipendenza del Tanganyica dalla Gran Bretagna nel 1961. Quest’annno però, anziché essere un giorno di festa, la ricorrenza si è trasformata in un momento di tensione. Nuove manifestazioni erano state pianificate per quella data per chiedere giustizia per le vittime della repressione. Il governo ha risposto annullando le celebrazioni ufficiali, dichiarando illegali tutte le manifestazioni e minacciando che sarebbero state considerate un tentativo di colpo di stato. Le forze di polizia e l’esercito hanno pattugliato le strade delle principali città ed è stato ordinato a tutti i lavoratori non essenziali di rimanere a casa, imponendo di fatto un lockdown, con strade deserte.

Un’ulteriore preoccupazione riguardava il 12 gennaio 2026, data in cui si celebra il Zanzibar Revolution Day, festa nazionale che commemora la rivoluzione del 1964, che rovesciò il Sultanato di Zanzibar. Anche per questa ricorrenza si temevano nuovi disordini, ma i festeggiamenti si sono svolti in modo pacifico.

Grazie alla situazione relativamente stabile e al mancato verificarsi di agitazioni significative in quelle date, 4 dei 5 ragazzi sono potuti rientrare in Tanzania a metà gennaio per continuare il loro progetto sul campo.

Una situazione che resta complessa

È importante sottolineare che, nonostante la tranquillità delle ultime settimane, la situazione in Tanzania rimane delicata e molte persone continuano a portare il peso di quanto accaduto nel periodo elettorale, in un clima di profondo dolore e insoddisfazione. Le famiglie delle vittime della repressione non hanno ancora ottenuto giustizia: i corpi di molte persone uccise non sono stati restituiti e i colpevoli non sono stati individuati; inoltre centinaia di persone arrestate durante le proteste affrontano gravi accuse, tra cui alto tradimento.

Organizzazioni internazionali per i diritti umani e vari governi stranieri hanno condannato quanto accaduto e chiedono verità e giustizia, questioni di cui si discute ancora nel dibattito pubblico a livello nazionale e internazionale.

Questa crisi ha profondamente scosso la società in Tanzania, che per decenni era stata considerata un modello di stabilità nella regione dell’Africa orientale.

Ritorno e speranza

I quattro volontari sono tornati in Tanzania con entusiasmo e motivazione, pronti a proseguire il loro servizio con rinnovata energia.

I ragazzi dichiarano: “In questo momento difficile per la Tanzania, non possiamo che augurare giustizia e serenità a tutto il popolo tanzaniano. Speriamo che il Paese possa ritrovare la sua tradizione di dialogo e stabilità, superando questa dolorosa fase e garantendo a tutti i cittadini il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità umana.

In attesa della pubblicazione del bando per il prossimo anno, per saperne di più sul Servizio Civile Universale con Gruppo Tanzania, visita la pagina dedicata.

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