ADOZIONE A DISTANZA O SOSTEGNO A DISTANZA? NON È LA STESSA COSA

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“Ah, voi fate adozioni a distanza!” È una delle frasi che sentiamo a Gruppo Tanzania Ets e KISEDET. E ogni volta rispondiamo: “No, non proprio”. Non è una questione di sfumatura: è una differenza che ha ricadute concrete sulla vita dei /delle bambin* e ragazz* che vogliamo supportare, sul rispetto che dobbiamo loro e sul modo in cui concepiamo la solidarietà. 

Vale la pena spiegarla per bene.

L’adozione a distanza: da dove viene e cosa significa

L’espressione nasce negli anni Ottanta e Novanta, diffusa da alcune grandi organizzazioni umanitarie internazionali. Il meccanismo era semplice e d’impatto: un donatore riceveva foto e nome di un/una bambin* specific*, gli scriveva lettere, gli inviava un contributo mensile. Un rapporto personale, carico di emozione, spesso a senso unico; il/la bambin* quasi sempre, non sa nulla dei suoi “benefattori” e spesso le domande che pongono al/alla bambin* nelle lettere, sono completamente fuori dal contesto in cui è nat* e vive il/la bambin*. Facciamo un esempio tra tanti: in tutti gli anni in cui ci siamo occupati di “adozione a distanza”, il sostenitore o la sostenitrice, che spesso si definiva genitore, chiedeva cose del tipo: “qual è il tuo cibo preferito?” non tenendo conto, che spesso nei villaggi della savana, si mangia una volta al giorno e sempre la stessa identica cosa…
Inoltre, il modello “adozione a distanza” porta con sé alcuni problemi di fondo difficili da ignorare.
Prima di tutto una questione di linguaggio: in Italia il termine “adozione” ha un preciso significato giuridico. Un’ adozione vera e propria consiste nel dare una famiglia a un minore orfan* o abbandonat*, con valenza legale, sociale e affettiva. Parlare di “adozione a distanza” per indicare un contributo economico crea confusione e, nei casi peggiori, aspettative sbagliate in chi dona e in chi riceve.
C’è poi una questione più profonda ed etica: il modello del/della bambin*, con la sua foto e la sua storia consegnate al donatore, rischia di costruire un rapporto fondato sul pietismo. Le immagini dei/delle bambin* che siano malnutriti e in lacrime o sorridenti e inconsapevoli, vengono usate come leva per raccogliere fondi, riducendo persone reali a simboli di bisogno. È quello che oggi viene
chiamato, senza mezzi termini, “pornografia della povertà”. Noi ci opponiamo a questo approccio e abbiamo deciso di cambiare.

Come funzionano i SAD di Gruppo Tanzania ETS e KISEDET

Oggigiorno, è cambiato solo il modo di chiamare le adozioni a distanza; in molti le presentano come sostegno a distanza (SAD), Gruppo Tanzania Ets e KISEDET hanno scelto di andare ancora più avanti rispetto al modello classico, promuovendo i sostegni a distanza collettivi. A differenza di quelli individuali, che vincolano la donazione a un singolo beneficiario, i sostegni collettivi vanno a beneficio di tutt* i/le bambin* e i/le ragazz* del progetto, adattandosi alle esigenze e ai cambiamenti che si verificano nel tempo.
Questa scelta riflette la natura stessa del lavoro di KISEDET, che gestisce tre spazi distinti e complementari tra loro, tappe di un percorso graduale che ogni ospite affronta in tempi e modi diversi. I bambin* e i ragazz* che KISEDET accoglie nel Drop In Center (centro di accoglienza diurno), nella Shukurani Shelter Home (casa di accoglienza a breve termine) e nella Chigongwe Family (casa di accoglienza a medio/lungo termine) vivono situazioni di grave vulnerabilità: hanno alle spalle abusi fisici, psicologici, sessuali e/o parte di vita vissuta per strada. Questi luoghi non sono una sistemazione definitiva: sono tappe di un percorso. Chi vi abita cambia nel tempo e, quando possibile, è destinato a essere ricongiunto alla propria famiglia.

Legare la donazione a un singolo volto significherebbe ignorare questa realtà dinamica, vorrebbe dire scegliere chi supportare e chi no, tra i/le bambin* e i/le ragazz* che hanno tutti gli stessi diritti e gli stessi bisogni. Per questo i SAD di Gruppo Tanzania ETS non si limitano a sostenere una sola persona, ma raggiungono tutt*.

Tre modi concreti per camminare con noi

Chi decide di attivare un SAD con Gruppo Tanzania può scegliere tra tre forme di sostegno, ognuna con un nome in swahili che ne racconta il senso:

  • SAD Rafiki (amic*): con 15€ al mese si contribuisce ai bisogni di prima necessità dei/delle bambin* e ragazz* di strada accolti nel Drop In Center e nello Shukurani Shelter Home.
  • SAD Kaka & Dada (fratello e sorella maggiori): con 25€ al mese si sostengono i programmi di istruzione e accoglienza dei/delle adolescenti supportat* da KISEDET, sia che vivano con la loro famiglia, sia che siano ospiti nella Chigongwe Family.
  • SAD Mwalimu (maestr*): con 40€ al mese si consente a chi ha completato i sette anni di scuola primaria di proseguire gli studi superiori o un corso di formazione professionale.
 

Una scelta di rispetto, prima che di metodo KISEDET e Gruppo Tanzania Ets hanno scelto anche di non utilizzare fotografie di minori o di adulti in condizioni di indigenza per la propria raccolta fondi. Non per mancanza di storie da raccontare, ne abbiamo tante, ma per rispetto verso le persone che quelle storie le vivono. La loro dignità non è negoziabile, nemmeno in nome di una donazione.
Inoltre, Gruppo Tanzania ETS è socio del Forum Permanente per il Sostegno a Distanza, la rete italiana che riunisce le organizzazioni che gestiscono SAD nel rispetto delle Linee Guida nazionali.
Per ogni donazione ricevuta infine Gruppo Tanzania ETS rilascia annualmente una certificazione che permette al donatore di effettuarne la detrazione nella dichiarazione dei redditi.

 

Quindi: adozione o sostegno?

Se stai cercando qualcuno da “adottare”, nel senso che questa parola evoca – un/una bambin* con un nome, una foto, una storia tutta per te – allora la risposta è: non siamo noi. Non perché le storie non ci siano, ma perché crediamo che quel modello faccia più male che bene, a chi dona e soprattutto a chi riceve.
Se invece stai cercando un modo concreto, trasparente e rispettoso di fare la differenza nella vita di/delle bambin* e i/le ragazz* che vivono e lavorano per strada in Tanzania, costruendo con noi qualcosa che duri nel tempo, allora sì: siamo esattamente quello che cerchi!

Le attività di Kisedet sono svolte da professionisti e professioniste che ogni giorno lavorano per dare supporto ai minori più vulnerabili e alle loro famiglie.

Anche tu puoi dare un piccolo contributo per finanziare le nostre attività.
Per questo ti presentiamo la nostra bottega solidale! 
I capi e gli articoli della collezione Afric’AMA sono prodotti con i migliori tessuti e dal lavoro di sarte e sarti tanzanianə.

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